- Galleria d'Arte La Riva

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Zoran Music - Biografia
Music trascorre la sua prima infanzia a Bukovizza presso Gorizia dove suo padre insegna. Nel 1915 all’inizio nella guerra, mentre il padre si trova sul fronte in Galizia, la famiglia è evacuata in Stiria. Al termine del conflitto il padre è smobilitato e inviato ad insegnare nel Collio dove rimane un breve periodo. Successivamente è trasferito a Völkermarkt in Corinzia.
Qui Zoran comincia a frequentare il liceo che finirà a Maribor. Prima di iscriversi all’Accademia di Belle Arti a Zagabria, trascorre brevi periodi a Vienna dove ha vari contatti artistici. Conosce le opere di Klimt e di Schiele e più tardi, a Praga, vede gli impressionisti francesi. Va in Spagna dove rimane un anno: studia El Greco Goya e Velàsquez. All’inizio della guerra civile Music lascia la Spagna e raggiunge la terra arida e brulla, contornata dal mare blu che istintivamente ama. Guarda gli asinelli, le donne che si recano ai mercati riparandosi dal sole cocente con gli ombrelli, le pietre accecanti, il terreno scosceso, sterrato, polveroso. Il paesaggio carsico è determinante per la sua pittura, come lo è per Spacal, per Brumatti e Hlavaty che sono i suoi cantori più schietti dell’area giuliana. Tra il 1941-1942 espone a Zagabria con Babic e due ex allievi dell’Accademia: Stupica e Simunovic. Con il gruppo degli indipendenti partecipa a mostre collettive a Lubiana. Allo scoppio della Seconda Guerra Music torna a Gorizia; con il pittore Cernigoj esegue pitture murali in alcune chiese presso Tolmino e Caporetto. Nel 1943 si reca per la prima volta a Venezia dove incontra numerosi artisti. Espone motivi dalmati e preziosi acquerelli con aspetti della città lagunare. De Pisis introduce la sua mostra in una monografia. Nello stesso anno è presente a Trieste nella galleria Decrescenzio e conosce Cadorin. E’ arrestato dalla ghestapo con l’accusa di amicizie e collaborazione con gruppi antitedeschi  ed è deportato a Dachau. Oggi è indimenticabile una sua osservazione: “ho frequentato due scuole l’Accademia di Zagabria e Dachau. Alla fine del conflitto Music torna malandato a Gorizia e a Venezia dove Guido Cadorin e Ida, sua futura sposa, lo aiutano e gli offrono uno studio. Qui dipinge i primi autoritratti e i cavallini. Nel 1946 dopo aver aiutato Cadorin nell’esecuzione di alcuni affreschi a Ponte nelle Alpi, di ritorno a Venezia comincia con una serie di acquerelli alle Zattere e a San Marco. Music ritrova improvvisamente la luce, il sole il cielo enorme fino all’orizzonte basso della laguna, la gioia della libertà.. in fondo! Scopre l’oro di San Marco, le icone orientali. Cambia alcuni ambienti, alcuni studi e finisce a Santo Stefano nell’alto di Palazzo Pisani. Dalle finestre vede tutta Venezia e in un piccolo vano in cima alle scale dipinge sui muri e tra le travi che gli ricordano le coperture delle case carsiche, i suoi motivi dalmati. Nel 1948 è per la prima volta alla Biennale Internazionale di Venezia. Kokoschka, Campigli, altri colleghi, collezionisti onerosi e galleristi noti lo incontrano nella sede del Conservatorio dove lavora. Nei suoi viaggi a Roma è attirato dalle colline intorno a Siena. La serie dei paesaggi senesi nasce inizialmente da appunti tracciati guardando fuori dal finestrino del treno. Music soggiorna in Svizzera, spesso a Zurigo dove esegue le prime litografie, ma trova difficoltà a vendere le sue opere. Per  sopravvivere dipinge paesaggi convenzionali, pannelli e qualche pittura murale. Lo accompagna Ida che nel 1949 diviene sua moglie. A Venezia esegue le prime puntesecche tirate da lui stesso sui torchi dell’Accademia. Nel 1951 organizza a Cortina, complice il mecenate Mario Rimoldi, il Premio Parigi. L’esposizione di Music alla Galerie de France l’anno seguente e un repentino contratto stipulato con i proprietari, dà al goriziano la possibilità di stabilirsi a Parigi. E’ la svolta della sua carriera, ma anche un periodo di solitudine interiore. Il pittore vive turbamenti intellettuali e psicologici, ma realizza opere di altissima poesia. Nel frattempo occupa lo studio del  fotografo Brassaî a Montparnasse. Quando è in Italia continua a lavorare a Venezia e a Chioggia. Espone a New York, a Londra e alla Quadriennale di Venezia. A metà degli anni Cinquanta è nuovamente in Dalmazia dove dipinge e disegna, poi ancora a Cortina. Ripeterà tali soggiorni per più di un decennio. Incomincia un accordo con la Galleria di Ugo Meneghini a Venezia e anche per merito di Giuseppe Mazzariol diventa  sempre più noto in Italia. Ha grandi estimatori a Trieste e in altre città italiane. Nel 1970 comincia il ciclo Non siamo gli ultimi e due anni dopo è il primo pittore vivente ad avere una mostra nel Museo d’Arte Moderna della città di Parigi. A Ravenna invece, si dedica  ad un mosaico di 30 mq commissionatogli dall’architetto Sep Ruff di Monaco che oggi decora il cortile interno dell’Albergo Hilton. Si susseguono importanti retrospettive in Germania, in Svizzera e in Francia. A metà degli anni Ottanta comincia il ciclo di interni delle cattedrali e il ciclo delle chiese veneziane attraverso i quali intende trasmettere il profondo silenzio, l’atmosfera e la grandiosità delle stesse.


Opere uniche

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