- Galleria d'Arte La Riva

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Gino Sabatini Odoardi - Biografia

Gino Sabatini Odoardi si è diplomato al Liceo Artistico di Pescara e successivamente in Pittura all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila discutendo una tesi in Estetica sulla fenomenologia del Silenzio con Massimo Carboni. Negli anni del liceo ha conosciuto il lavoro di Ettore Spalletti, docente in Discipline Pittoriche. Durante gli studi accademici determinanti sono stati gli incontri con Fabio Mauri, docente di Estetica, Jannis Kounellis  e Carmelo Bene che ha avuto la fortuna d’incontrare nel gennaio 1996 al Museo Sperimentale d’arte Contemporanea dell’Aquila e a cui ha dedicato nel 2002 la mostra personale dal titolo ‘’A bocca aperta’’, al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma. L’opera esposta in tale occasione ‘’Le prix des jeunes creature’’ all’Ecole Nationale Supériore de Beaux Art de Paris, il primo premio ‘’David Molinari’’ istituto dall’Accademia delle Belle Arti di Firenze, il riconoscimento a Roma ‘’Premio Unione Latina’’ 2003 a cura di Mauro Nicoletti, Cristaiana Perrella, e Maria Paola Maino e la Menzione Speciale del Premio Celeste 2005 di San Giminiano curato da Gianluca Marziani. Nel 2003 è uscita la sua monografia ‘’Controindicazioni’’ in ed. Lithos, collana dell’Università ‘’La Sapienza’’ di Roma con i testi critici di Simonatta Lux, Domenico Scudero, Maria Francesca Zeuli, Fabio Mauri, Ludovico Pretesi, Cecilia Casorati, Gino Sabatini Odoardi ed un’intervista di Sabrina Vedovotto. Nel 2005 ha esposto a Torini, ad Artissima12, il nuovo ciclo di lavori realizzati con l’innovativo processo della termoformatura, in tale occasione è stato presentato il Catalogo monografico ‘’The white  Album’’ a cura di Luca Beatrice. Nel 2006 nello Studio di Via Viafarini a Milano, ha partecipato al Workshop con Antoni Muntadas curato da Gabi Scardi. Vive e lavora ad Alanno (Pescara). Per identificare il lavoro di Gino Sabatini Odoardi nella sua specificità artistica e concettuale, nella singolarità estetica e poetica, che lo contraddistingue, occorre andare alla sua radice, laddove idea e opera cominciano appena ad intrecciarsi. Quali possono essere le mosse centrali di questa decifrazione? Vediamo.Il denaro offre un solo e sempre identico equivalente a tutti i multiformi e diversi oggetti trasformati in merce. E’ una sorta dell’incarnazione moderna dell’idea platonica che, in quanto unità del molteplice, vale per ogni particolarità per ogni accidentalità e contingenza del sensibile. Il denaro, il più potente strumento livellatore, risolve e dissolve tutte le differenze qualitative delle cose, riducendole in termini puramente quantitativi e fissando l’identità di massa dell’oggetto-merce. L’operazione condotta da GSO è in fondo analoga, anche se il segno, invece di essere economico, è artistico. L’equivalente generale in cui sono trascritti tutti gli oggetti non è più il denaro ma lo stato bianco. Kazim Malevic parlava dello stato bianco per parlare del mondo in oggettivo, la Gegestandlose Welt che il suprematismo ‘’vittorioso del sole’’ avrebbe finalmente raggiungo e realizzato: un mondo al di là di ogni forma determinata e costrittiva, in cui soltanto l’emozione pura una volta ‘’riconquistato il nulla’’, sarebbe stata il lasciapassare per una vita e per un’umanità totalmente libera. Il rivestimento bianco azzera la funzionalità degli oggetti, ne livella e omogeneizza le differenze riducendole e purificandole attraverso il non colore che contiene tutti i possibili colori, tutti in esso presenti in potenza, in levare. Nella più completa e definitiva anomia, il bianco stabilisce la loro assoluta contemporaneità-istantaneità. Certo, la forma sottovuoto, nei lavori di GSO, rimane, e da quella si può intuire di quale oggetto si tratta: e così lo si può decifrare, identificare. Il simulacro non discende da un prototipo, da un modello ideale cui si riferirebbe e a cui aspirerebbe conformarsi. Discende, invece da una matrice capace di produrre una serie tendenzialmente infinita di copie indistinguibili l’una dall’altra e dalla matrice stessa: che così, in quanto tale, viene cancellata, non esiste più. Perché è l’origina già da sempre ripetuta. Ciò da luogo ad una sorta di ipersensibilità individuale e sociale verso l’identico, verso tutto ciò che si ripete.

Opere uniche

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